biblioteche di RomaComune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione
romani d'eccezione

Attori, registi, scrittori...nati nella capitale.  La Roma dell'archivio  Luce  attraverso una selezione di romani protagonisti della vita sociale, culturale,  religiosa, politica, del nostro Paese, ritratti dalle cineprese degli operatori cinematografici dell'Istituto Luce nel periodo fascista, dai cameramen dell'Italia repubblicana successivamente.  Dal cattolico tradizionalista cardinale Ottaviani, a  Giulio Andreotti, esponente di spicco della vita politica italiana e protagonista nell'archivio Luce (con più di 1200 presenze nella banca dati), da Anna Magnani  - "Mamma Roma",  a Maria Bellonci, fondatrice,  con gli "Amici della domenica", del premio letterario Strega.

Giulio Andreotti
Presidente della FUCI dal 1942 al 1945. Tra i fondatori della DC, fu delegato alla Consulta e deputato all'Assemblea costituente; è stato eletto alla Camera in tutte le consultazioni, dal 1948 al 1987; nel 1991 è nominato senatore a vita. Sottosegretario nei governi De Gasperi dal 1947 al 1953 e nel primo governo Pella (1953), assume la carica di ministro degli interni nel 1954 nel gabinetto presieduto da Fanfani; è successivamente a capo del dicastero delle finanze (1955-1958) e del tesoro (1958-1959), dal febbraio 1959 al febbraio 1966 ministro della difesa, dal 1966 al 1968 ministro dell'industria e commercio. Il 17 febbraio 1972 vara il suo primo governo, che però non ottiene la fiducia del Senato; nel giugno 1972, dopo le elezioni anticipate, costituisce il suo secondo governo che cade nel giugno del 1973; nuovamente ministro della difesa nel quinto governo Rumor (marzo 1974), ministro del bilancio e programmazione economica e per il Mezzogiorno nel governo Moro (novembre 1974). Torna a Palazzo Chigi il 31 luglio 1976 varando un governo monocolore democristiano con l'astensione del PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI; è il governo chiamato della "non sfiducia", che inaugura il triennio (1976-1979) della "solidarietà nazionale", con la collaborazione di tutti i partiti del cosiddetto "arco costituzionale". Costretto a dimettersi (gennaio 1978), dopo lunghe trattative, forma il suo quarto governo, sempre monocolore, sostenuto direttamente da PCI, PSI, PSDI, PRI (senza i liberali). Il 16 marzo, giorno di presentazione del governo alla Camera, le Br sequestrano Aldo Moro. Camera e Senato votano immediatamente la fiducia al governo. Nasce così il IV governo Andreotti (con il sostegno esterno del PCI), con il compito di gestire sin dal suo nascere (11 marzo 1978) la drammatica situazione determinatasi con il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse. Pochi mesi dopo, la formula della solidarietà nazionale entra in crisi. Andreotti torna al governo come ministro degli esteri nel governo Craxi nell'agosto 1983, nel governo Goria (luglio 1987) e nel governo De Mita (1988-1989); nel 1988 forma il suo sesto governo, che si dimette nel 1991, anno in cui diviene senatore a vita; a capo del suo settimo governo (1991- 1992) rifiuta di controfirmare il messaggio alle camere del presidente della repubblica F. Cossiga in cui la costituzione viene definita un "abito vecchio" da trasformare. Nel 1999, dopo aver subito due lunghi processi con l'accusa di attività mafiosa e di mandante dell'assassinio del giornalista Mino Pecorelli, è assolto con formula piena dai tribunali di Palermo e di Perugia. La procura di Palermo decide comunque di ricorrere in appello. Nel mese di maggio 2003 è assolto dall'accusa di associazione mafiosa, mentre il 30 ottobre 2003 la Cassazione lo assolve dall'accusa di essere mandante dell'omicidio Pecorelli. Ha pubblicato molti libri che appartengono a tre filoni: quello di storico delle consuetudini vaticane; quello di ritrattista arguto e pungente delle molte personalità che ha incontrato e infine quello di dichiarato impegno politico.